«La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra» J.L. Borges
All'improvviso ecco che il vociare misto di turisti e di bambini che penetra insidiosamente dalla scala ripida che conduce alla cripta si tace e sono avvolto dal silenzio. Seduto quasi al buio nella sala angusta e pietrosa eretta intorno al 1200 da San Silvestro in cima alla montagna che sovrasta Fabriano sto, a sperimentare un raro momento di Assoluto. Raro. E prezioso. Una luce composta penetra dalle feritoie che, orientate verso il tramontare del sole, furono, un tempo, le ambrate illuminazioni di un antico scriptorium. C'è un silenzio che è isolarsi dalle cose, che consiste nel rifiutare, nell'erigere uno scudo verso gli elementi, quasi a estraniarsi da un mondo che appare una collezione di orrori, un guazzabuglio fastidiante e per certi versi spaventoso. E' il silenzio dei tappi alle orecchie, delle camere insonorizzate e asciutte dove l'assenza di riflessione sonora crea l'effimera, opprimente, suggestione che la voce scompaia come risucchiata dalle pareti.
Non è quel silenzio vuoto a regnare nell'antica, austera costruzione in cui mi trovo. Al contrario. E' una quiete piena, densa; satura di elementi sottili, trame leggere e sommesse che disegnano il mondo e che, inaccessibili nel frastuono al quale siamo perpetuamente dannati, riemergono lì a mostrare che l'essenza delle cose, la ineffabile e pulviscolare materia che tutto pervade, e che non si può comprendere appieno, può però essere scrutata, colta, a condizione che ci si metta in ascolto. Ecco. E' un silenzio, quello, da ascoltare. Forse, in silenzio -e solo in quel silenzio - è possibile intendere la voce sommessa delle cose. Forse proprio da quelle pietre solitarie, che da più di ottocento dei nostri anni continuano, inascoltate, a ripetere la loro litanìa potremmo apprendere tutto «il perché delle cose,[..] il frutto del mattin, della sera, del tacito, infinito andar del tempo». Forse... Il vocìo che prima era scomparso riappare inatteso in lontananza e si introduce molesto. Basta a infrangere, subitaneamente, il fragilissimo, impalpabile filo tessuto in quegli istanti privilegiati e a ripiombarmi, inesorabile, nell'ordinaria angoscia dell'essere scisso dal mondo. Riprendo dunque la mia strada. Salendo le scale, verso la luce del giorno, mi volto a riguardare, per un istante, le pietre della cripta. Forse basterebbe stare davvero in silenzio di fronte a loro per poter ascoltare, finalmente, quella verità che noi, esseri superbi e sciocchi, crediamo di non poter intendere e non intendiamo.
Che dire di questo ennesimo tuo scritto... Bello, nel tuo stile, parla del profondo significato del silenzio: "a sperimentare un raro momento di Assoluto". Lo sguardo finale, che lanci alle pietre della cripta di San Silvestro, penetra fino in fondo ogni significato: "Forse basterebbe stare davvero in silenzio di fronte a loro per poter ascoltare, finalmente, quella verità che noi, esseri superbi e sciocchi, crediamo di non poter intendere e non intendiamo".
Di
Roberto
(inviato il 25/03/2009 @ 16:01:06)
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